MEDITAZIONE PER COMPRENDERE ‘QUEL PONTE’ ATTRAVERSO IL QUALE NON RIESCI AD ACCEDERE ALLA TUA REALIZZAZIONE


Nella società in cui vivi ogni azione che compi nasce da un’esperienza vissuta nel passato, o da un obiettivo da raggiungere nel futuro.
Entrambi sono come i poli di una batteria che generano la differenza di potenziale necessaria a far accendere il motore di una macchina ed innescare dunque il movimento dell’azione.

Osserva tutto ciò che fai durante la giornata.
Vai a lavorare in previsione di gratificazioni imminenti, o per non rimanere più in bolletta come ti è accaduto nelle cessate esperienze vissute.
Frequenti la palestra per non essere più in sovrappeso come antecedentemente accaduto, o magari con l’aspettativa di raggiungere una perfetta forma fisica e fare colpo su qualcuno con cui ti interessa trascorrere del tempo nei giorni a venire.
Ti rechi al cinema perché ieri qualcuno ti ha consigliato quel film, o magari con l’aspettativa di divertirti e svagare un pò la mente all’uscita dallo stesso.
Parti per una vacanza al fine di smaltire lo stress dell’anno di lavoro che ti sei lasciato alle spalle, o con il desiderio di fare incontri piacevoli nell’intento di dare un nuovo colore al tuo rientro.
Ti approcci a diverse tecniche meditative per non apparire più come eri nelle scorse stagioni, o con l’obiettivo di crescere spiritualmente.

Tutto ciò che fai è misurato, governato e pianificato, progettato come un vero e proprio ponte per transitare da un accadimento passato ad un traguardo futuro.
Non ti accorgi che quel ponte scavalca il presente togliendoti l’unica possibilità di reale evoluzione e . . . di esplorare la profondità della valle che giace alla base della montagna dalla quale hai deciso di scendere.

Non fai altro che costruire ponti allo scopo di unire tra di loro istanti trascorsi o in divenire.
Prova ad immaginare quante strutture di questo genere hai innalzato durante tutta la tua vita.
Ne hai edificata una anche per il tuo cammino spirituale, senza renderti conto che dall’alto della stessa nessuno può realizzarsi.

C’è una parola in sanscrito: essa è Asparsa . . . significa letteralmente SENZA SOSTEGNI e si riferisce ad un tipo di Yoga, l’Asparsa Yoga, sconosciuto qui in occidente.
Poiché si tratta di uno stile che incute un certo timore, non è commerciabile e dunque difficilmente divulgabile.

Ma quali sono ‘i sostegni’ ai quali fa riferimento?
Non sono di certo quelli materiali come il denaro, la tecnologia, il cibo, il divertimento.
Sono in realtà i sostegni psicologici . . . i tuoi sistemi di credenze, l’orgoglio, il vittimismo, la dipendenza affettiva, il bisogno di tenere tutto sotto controllo.

Sta accadendo un fatto abbastanza curioso: sempre più persone si lamentano di essere rimaste senza punti di riferimento. Senza sostegni.
Quasi come se la vita le stesse obbligando a praticare l’Asparsa Yoga indipendentemente dalle loro richieste, in una specie di ultimatum per imparare una volta per tutte a stare in piedi da sole, o altrimenti precipiterebbero per sempre.

Soltanto un salto nel vuoto senza punti di riferimento e privo di cavi di sicurezza può salvarti proprio qui, ora!

Come puoi meditare se alla tua mente sono applicati gli elettrodi in tensione tra passato e futuro?
Come puoi anche solo pensare di raggiungere profondità nel tuo sentire, se la tua stessa idea di consapevolezza è condizionata dalle esperienze accadute e dalle aspettative per i giorni del tuo domani?

Per un minuto, almeno tre volte al giorno, respira profondamente dalla bocca e svuotando la mente, ripeti al tuo cuore:

“Tutto accade ora!”

Non avere alcuna teoria dimorando nella terra di mezzo senza speranza ne timore, privo di ogni forma di attaccamento o repulsione, è la nobile pratica della recisione dei demoni!

Lo Staff di Yoga Studio







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