
L’IMMAGINALE
(appunti sparsi ed ispirati dalla lettura di: “La Visione Smeraldina” di Paolo Mottana)
Le immagini non sono né innocue né innocenti: esse possono bruciare di un fuoco freddo o caldo, a seconda del processo che le ha generate.
Possono sconvolgere, scuotere, penetrare e risucchiare.
Possono tuttavia essere anche immagini false, copie, idoli, e contribuire gravemente alla degradazione dell’immaginario.
Indicare il luogo delle immagini con il termine di “immaginale” è una scelta precisa . . . un invito a pensare al mondo delle immagini non come ad un universo indifferenziato o come un campo di equivalenze, piuttosto come un territorio sovraffollato, molteplice, all’interno del quale occorre sapersi orientare distinguendo il grado di significatività, la differenza, e la qualità simbolica di ogni immagine. In tal senso la qualifica di immaginale ritaglia e circoscrive nel più vasto ambito dell’immaginario una zona peculiare, distinta e, in un certo senso, separata.
Proporre una classificazione di un tale universo è impresa ardua e forse illusoria, specie nel tempo dell’abolizione generalizzata e talora compiaciuta di ogni gerarchizzazione valoriale, e tuttavia l’operatività che qui è in gioco richiede che si guardi alle immagini attrezzati, in un certo senso, di un criterio di selezione.
Una definizione apprezzabile in tale ambito e che può aiutare ad operare alcune utili anche se forse non assolute distinzioni, raggruppa le immagini in tre grandi categorie.
La prima è caratterizzata dall’insieme della immagini mentali o materiali che si presentano come “riproduzioni del reale” anche se marcate da differenze più o meno sensibili dal loro referente. Poi “l’immaginario vero e proprio”, da intendersi come l’insieme delle immagini che appaiono come dei sostituti di un reale assente, scomparso o inesistente, cioè come il campo di una rappresentazione dell’irreale. Infine l’immaginale inteso come “l’insieme delle immagini oltre reali”, dotate di un autonomo potere significante. In esso convergono icone, schemi, immagini archetipiche, parabole e miti capaci di fornire un contenuto sensibile a idee, in grado di mostrarsi come dei volti, di parlare come rivelazioni. Immagini visionarie, nel senso di appercepibili in un contesto di visione trascendente, dotate di una speciale pregnanza simbolica, di una apertura di senso indeterminata non riducibile né alla riproduzione né alla finzione.
Una tale definizione ha il pregio di individuare il “mondo immaginale” come il mondo delle immagini che non sono primariamente create da un soggetto che ricalca il reale e che lo investe dei suoi fantasmi e neppure da considerarsi come l’effetto di una mera fantasticheria. Da questo punto di vista le immagini immaginali sono strettamente desunte dall’acuta lezione del filosofo Corbin che le vede, dopo averne perlustrato tracce e braci, come l’incontro interiore, accessibile solo attraverso una specifica adesione partecipativa, di forme sensibili con contenuti ideali trascendenti . . . come la concrezione di modelli archetipici o la spiritualizzazione di fenomeni materiali.
Per Corbin ogni aspetto ha il suo corrispettivo spirituale nel “mondo immaginale” e lì vi appare sotto le spoglie sottili di un “angelo”, forma ibrida, androgina, frutto delle nozze del corporeo con il trascendente. L’immaginale è dunque, in questa accezione rigorosa, il mondo delle immagini come presenze autonome ed evocatrici. L’immaginale è quindi la controparte simbolica, per così dire “esoterica” – poiché per coglierla occorre aprire una speciale “vista” interiore, cui ci si deve iniziare – delle forme concetto, tangibili, emergenti nell’esperienza.
Alla prossima puntata…